Il Pdl sogna Casini. E Berlusconi frena su «spacchettamento»

"Ignazio La Russa ha alzato la voce, a un certo punto del summit notturno a Palazzo Grazioli. Ha quasi urlato che lui un partito di destra"...

Il Pdl sogna Casini. E Berlusconi frena su «spacchettamento»

"Ignazio La Russa ha alzato la voce, a un certo punto del summit notturno a Palazzo Grazioli. Ha quasi urlato che lui un partito di destra"...

venerdì 18 maggio 2012

Gioventù Universitaria Sardegna: in studio possibile ricorso al TAR per ingiuste limitazioni del diritto di elettorato passivo degli studenti fuoricorso


CAGLIARI - Giovedì pomeriggio è arrivata puntuale la prevista esclusione dalle elezioni universitarie di Cagliari di Valentina Carboni, studentessa in Ingegneria, candidata al Consiglio di Facoltà. Il nuovo regolamento elettorale dell'Ateneo, che adegua il vecchio regolamento elettorale alla l.240/2010, priva del diritto di elettorato passivo gli studenti che siano fuoricorso da più di un anno.
Per noi si tratta di una doppia ingiustizia. Il nuovo regolamento, infatti, è stato emanato appena il 3 maggio scorso, quando gli studenti erano già al lavoro nella raccolta di firme e avevano già sparso la voce tra gli altri studenti riguardo alla propria candidatura.
A nostro avviso si potrebbe trattare, inoltre, di una arbitraria limitazione del diritto di elettorato passivo che lede il principio di uguaglianza sancito dall'art.3 della Costituzione.
Nei prossimi giorni consulteremo un legale per studiare la possibilità di un ricorso al TAR per incostituzionalità del nuovo regolamento elettorale dell'Università di Cagliari e della stessa legge 240/2010, nel punto in cui privano arbitrariamente del diritto di elettorato passivo gli studenti fuoricorso da più di un anno.
 Gianluca Cocco - Segretario Regionale "Gioventù Italiana" - Sardegna
Daniele Caruso - Vice Segretario e Addetto Stampa Regionale "Gioventù Italiana" - Sardegna

Civitavecchia: Successo pe la manifestazione di "Capitani Coraggiosi"


CIVITAVECCHIA - "Ieri alle 18,30 presso lo Sporting Club di Riva di Traiano, grandissimo successo per l'incontro organizzato dall'associazione "CAPITANI CORAGGIOSI" che ha incontrato il suo elettorato per ringraziarlo e, allo stesso tempo, aiutare Gianni Moscherini nello slancio finale del ballottaggio del 20 e 21 Maggio".
"Molte le autorità intervenute sul palco dello Sporting tra cui, da sottolineare, gli interventi dell'assessore ai Lavori Pubblici della Regione Lazio Luca Malcotti, del Vice Presidente del Parlamento Europeo On. Roberta Angelilli e del Senatore Andrea Augello, quest'ultimo oltre a ricordare che su quel palco erano presenti candidati che hanno raccolto più di 2000 preferenze in questa elezione, si è detto felice di veder crescere la schiera di Capitani Coraggiosi con la presenza di Giancarlo Frascarelli , Luca Ballarati ( i primi degli eletti nella compagine del centro destra) e di Francesco Serpa, quest'ultimi, insieme ad Attilio Bassetti e Pasquale Marino, hanno ringraziato per la fiducia accordata e hanno invitato tutti gli elettori ed amici ad un ulteriore sforzo, determinante e definitivo affinchè la fase 2 delle larghe intese possa vincere queste elezioni.
In fine, l'intervento di Gianni Moscherini che ha ringraziato gli oltre 700 intervenuti a cui ha raccontato queste ultime fasi convulse ed anche scorrette di questa campagna elettorale, omettendo di proposito di parlare del programma elettorale che è stato migliorato e che presenterà domani venerdi 18 maggio alle 18 alla Marina insieme a tutti gli altri schieramenti del centro destra e al Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, ed a cui ha invitato tutti i cittadini a partecipare".

Capitani Coraggiosi (Pdl)

Partiti, Fini: Patto con Paese a non candidare rinviati a giudizio

Partiti,Fini:Patto con Paese a non candidare rinviati a giudizio

POMPEI (NA) - I partiti non candidino o diano incarichi a chi è stato rinviato a giudizio o già condannato in primo grado. A sostenerlo è il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha parlato a Pompei a numerosi studenti delle scuole superiori nel corso del Meeting dei giovani.
"Fa parte della mia cultura giuridica credere che sia giusto che ogni cittadino sia innocente fino al terzo grado di giudizio - ha detto Fini - un principio giusto, ma i partiti quando fanno liste o nomine tengano fuori chi è già stato condannato in primo grado o in attesa di giudizio. Si sottoscriva un patto per cui queste persone non siano candidate o nominate perché - ha concluso Fini - non è opportuno". (TMNews)

Equitalia, Storace (La Destra): "Killer che esegue ordini Stato"


“Giornali e tv raccontano da mesi un’Italia sofferente, fabbriche che chiudono, personale licenziato. Imprenditori e dipendenti, gente comune che condivide la stessa sorte infame: non avere i soldi per mangiare, per arrivare a fine mese, per pagare i propri debiti.
Da qualche mese abbiamo scoperto quel mostro giuridico e sanzionatorio che è Equitalia.
Un esattore di Stato, che sceglie i cittadini come vittime. Indistintamente. E le conseguenze sono spesso tragiche, come la sfilza di suicidi che si è abbattuta in Italia per l’azione congiunta e depressiva della crisi e di chi impone una disciplina del credito che segue logiche disumane e irragionevoli”. E’ quanto scrive sul suo blog, Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra.
“Ma non tutti sanno qual è il meccanismo adottato da Equitalia (che è una Spa totalmente a capitale pubblico…) per la riscossione dei crediti di Governo, Enti locali, e casse di previdenza. Un meccanismo che aggiunge alla somma iniziale, sanzioni, more, spese. Una cifra che cresce di giorno in giorno, che può essere recuperata attraverso ipoteche, pignoramenti, fermi amministrativi. Soprattutto, attraverso il blocco degli stipendi o dei conti corrente: così il destinatario del pignoramento si trova con le mani legate, non può pagare i debiti né ha a disposizione i soldi per mangiare. Significa strozzare i cittadini, accanirsi contro di loro. Per di più, beffa tra le beffe, nel pignoramento le abitazioni subiscono una svalutazione, e il ricavato della vendita il più delle volte non basta a coprire il debito. Così ci si trova senza casa e senza aver estinto quanto richiesto. E con una segnalazione come cattivo pagatore alla Centrale rischi della Banca d’Italia: significa che nessuna banca ti erogherà mai più un prestito. E’ una condanna a morte. Lo Stato ne è il mandante, e le vittime proprio quel cittadino che dovrebbe invece tutelare.
Ecco perché la sfilza di suicidi che registriamo è da mettere sul conto di chi governa, che non prevede nessuna tutela per gli italiani contro questo meccanismo che spinge a gesti estremi. Qui non si vuole garantire chi non paga le tasse – prosegue Storace - ma bisogna adottare delle norme certe e migliorative del sistema di riscossione, che non deve essere vessatorio, ma deve agevolare chi le tasse non le può pagare (non quello che non vuole pagarle) consentendo per diritto la rateizzazione del debito, tutt’oggi discrezionale; aumentare i controlli sugli effettivi crediti vantati, che spesso si rivelano invece errori da parte di chi deve riscuotere; inserire l’esclusione della prima casa dai beni passibili di ipoteca ed espropriazione; azzerare gli interessi di mora; compensare i debiti del contribuente con i crediti vantati verso l’amministrazione; la cancellazione alla centrale rischi.
Sono solo alcune delle proposte concrete che si possono presentare nei Comuni, nelle Regioni, nelle Province, per scardinare un meccanismo che porta alla depressione un intero Paese, disincentivando al contempo il ricorso all’usura.
Il prestito illegale dei soldi, alla luce delle note difficoltà italiane di accesso al credito, diventa il più delle volte l’unica via d’uscita del cittadino. Inconsapevole, però, di finire in un baratro ancor peggiore. Un buco nero che deve essere contrastato proprio puntando sulla prevenzione del ricorso all’usura, prevedendo fondi e agevolazioni non solo per chi è vittima, ma per chi vittima non vuole diventarlo.
In tutto questo contesto, la protesta simbolica de La Destra che ha appeso dei manichini ai ponti di Roma con questo testo: “Tasse, banche, Governo, Equitalia mi hanno ridotto così. La Destra contro chi strangola gli italiani. No all’usura bancaria, no alle tasse, sovranità al popolo” serve a risvegliare le coscienze di chi è capace solo di pensare allo spread e alla Bce, ma non si accorge dell’esasperazione degli italiani.
Non cerchiamo certo un plauso da parte di chi ci governa – conclude Storace - ci aspettiamo però la giusta attenzione verso quei cittadini spremuti dalle tasse e ai quali si chiede di sborsare soldi in continuazione. Chissà se Equitalia riscuote anche i debiti di chi ha ridotto l’Italia in questo stato. La pazienza ormai si sta esaurendo”.

Il PDL sogna Casini. E Berlusconi frena su «spacchettamento»

Il leader del PDL Silvio Berlusconi

ROMA - Ignazio La Russa ha alzato la voce, a un certo punto del summit notturno a Palazzo Grazioli. Ha quasi urlato che lui un partito di destra è anche pronto a farlo, se continua il tam tam che indica negli ex An la fazione candidata a togliere il disturbo, con uno spacchettamento più o meno controllato. E' a quel punto che Silvio Berlusconi, pregiudizialmente non ostile alla proposta di «separazione consensuale» targata Quagliariello - ieri assente - ha provato a rassicurare tutti: si va avanti con un unico partito. Quanto al governo, l'indicazione resta sempre la stessa, ribadita in tv stasera anche da Alfano: sostegno, ma con distinguo, un appoggio insomma «non ipocrita».

Alfano insiste sull'unione dei moderati - In realtà, le indiscrezioni su presunte imminenti scissioni o spacchettamenti si susseguono. E questo accade perché nessuno può prevedere l'effetto dei ballottaggi, le mosse di quel che resta del Terzo Polo, eventuali improvvise accelerazioni di Berlusconi. A Porta a porta Alfano ha promesso «qualcosa di più grande» per unire i moderati, bollando come un «dettaglio» l'eventuale modifica dell'acronimo del partito. Ieri però nessuno si è espresso a favore dello schema dello spacchettamento, che prevederebbe una confederazione pronta ad abbracciare un partito moderato e uno di destra. «Nessuno intende buttarvi fuori», ha provato a tranquillizzare il Cavaliere. E Alfano avrebbe non solo chiesto di evitare fughe in avanti o suggestioni, ma anche ammonito: «L'idea di cambiare nome al Pdl è complicata, perché quando si perde non si cambia il nome: è un segnale sbagliato». E però l'idea di una «rivoluzione» che porti a un nuovo soggetto politico resta in campo, fra le file degli ex FI.

Summit dei big da Schifani - Per quattro giorni almeno, insomma, fino alla chiusura dei seggi nessuna novità sembra capace di poter maturare. Anche perché Matteoli e Alemanno non sono intenzionati a muoversi dal Pdl, anche in caso di un'operazione di spacchettamento. Il sindaco di Roma, anzi, pare stia mantenendo un filo diretto con Pier Ferdinando Casini. Eppure molto si muove, tanto che oggi a pranzo si sono incontrati riservatamente - raccontano azzurri del Senato - Renato Schifani, Angelino Alfano, Denis Verdini, Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri.

La trattativa con Casini - Il leader dell'Udc viene descritto come il convitato di pietra, dalle parti di Palazzo Grazioli. Dicono che Pier preferisca non trattare direttamente con Berlusconi (nonostante i contatti), ma che mantenga un canale di comunicazione sempre aperto con alcuni big ex FI, a partire da Alfano. Riferiscono inoltre che l'offerta resti sempre la stessa: Berlusconi non si candida a Chigi, l'Udc sostiene un candidato moderato (il massimo sarebbe Montezemolo), al leader centrista si promette l'ascesa al Colle più alto. Il tutto, mantenendo intatta l'attuale legge elettorale e provando a coinvolgere la Lega. Per ora, comunque, il leader Udc non avrebbe detto sì alla proposta.
C'è un piccolo ostacolo, al netto del Carroccio e delle resistenze di Casini al «piano»: i sondaggi esaminati anche ieri segnalano un distacco di parecchi punti tra questa coalizione moderata e il gruppo al momento vincente della «foto di Vasto». Se però l'esponente della società civile chiamato a guidare la coalizione moderata portasse in dote una lista personale dell'8-10%, l'esito sarebbe differente, è la postilla dei rilevamenti effettuati.

Nuova «ondata» giudiziaria? - C'è infine una variabile che circola da giorni nei Palazzi della politica. Come già nella primavera scorsa, anche stavolta voci non confermate indicano come imminente una nuova e non meglio precisata «ondata» giudiziaria capace di lambire diverse forze politiche, di maggioranza e opposizione. Solo voci, per ora, ma che potrebbero modificare ulteriormente il quadro. (TMNews)

Minacce Br negli uffici dell'Ansaldo di Genova: "Orsi a morte"

TMNews CNN

GENOVA - La scritta "Orsi a morte", accompagnata dalla firma Br e da una stella a cinque punte, è stata trovata questa mattina in un ufficio del personale all'interno dello stabilimento di Ansaldo Energia, nel quartiere genovese di Cornigliano. Giuseppe Orsi è il presidente e amministratore del Gruppo Finmeccanica di cui fa parte anche Ansaldo Energia.

Proprio ieri nel capoluogo ligure erano scesi in piazza migliaia di cittadini per dire no al terrorismo dopo l'attentato contro l'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. A dare l'allarme sarebbe stato un dipendente dell'azienda, che ha subito allertato i carabinieri, che stanno già effettuando i primi rilievi. (TMNews)

Equitalia, Nassisi (La Destra): attenzione anche alle ingiustizie subite dai contribuenti


ROMA - “Monti chiede attenzione per le parole usate contro Equitalia, ma dimentica di chiedere pari attenzione nelle azioni di riscossione senza scrupoli. Anche ipotecare e svendere una casa senza averne diritto è un abuso, una forma di violenza che deve essere condannata. Le leggi vanno rispettate da tutti, soprattutto da chi ha il potere di espropriare beni primari senza alcun controllo”. Lo dichiara Monica Nassisi, responsabile nazionale giustizia de La Destra.

lunedì 14 maggio 2012

Roma: Casapound spiazza tutti

Il centro sociale di destra si vuole presentare alle elezioni. Ma contro Alemanno. E con un programma che occhieggia anche a sinistra: coppie di fatto, biotestamento, politiche sociali. Parla il leader del discusso movimento, Gianluca Iannone....
Si candiderà con una sua lista alle prossime elezioni comunali a Roma. Una decisione che irrompe nella già caotica situazione politica nella capitale: chi dice che porterà via voti ad Alemanno, chi invece pensa che possa sedurre anche elettori di sinistra, chi immagina un successo di tipo grillino. 'L'Espresso' ha parlato di questo e altro con Gianluca Iannone, leader del discusso movimento politico.

Dopo i fatti di Firenze (un iscritto di Casapound che ha ucciso due senegalesi e poi si è suicidato) volevano chiudervi per legge. Voi invece vi presentate alle elezioni. E' una provocazione?
«No, è una proposta vera. Alle ultime elezioni abbiamo sostenuto Alemanno e siamo rimasti profondamente delusi: zero edilizia popolare pubblica e città nuovamente consegnata nelle mani dei palazzinari. Esattamente come Veltroni. Così abbiamo deciso di scendere in campo e di marcare le distanze sia da destra sia da sinistra».

A quale risultato puntate? E chi è il vostro candidato per il Campidoglio?
«Puntiamo a eleggere il sindaco, naturalmente. E in ogni caso siamo certi di ottenere un ottimo risultato, che dimostrerà quanto Casapound è importante nella vita politica di Roma. Quanto al candidato, lo ufficializzeremo a brevissimo: per il momento è ancora una sorpresa. Quello che posso dire è che puntiamo ad avere in lista intellettuali, artisti e liberi professionisti.»

CASAPOUND
Non è molto credibile, l'ipotesi che eleggiate il sindaco.
«Certo, c'è anche l'esigenza di dimostrare che siamo un soggetto politico a tutti gli effetti, non una banda di delinquenti che agisce nell'ombra. Noi parliamo con tutti: abbiamo organizzato incontri con la comunità cinese, con gli ex brigatisti rossi, con i gruppi Lgbt, dimostrando di avere una visione e una proposta politica. Eppure, nonostante questo, continuano a ributtarci nel ghetto!».

Quel ghetto si chiama fascismo: sbaglio o tu ti definisci un "fascista del terzo millennio"?
«E' una definizione che mi ha dato un giornalista, ma devo dire che mi ci ritrovo».

Quindi ha ragione chi vi dà dei neofascisti.
«No, per niente. Il fascismo è stata una rivoluzione, l'unica che abbia effettivamente avuto luogo in questo paese, e per come la vedo io ha rappresentato una visione sociale avanzata, un fiorire dell'arte, dell'onestà, dell'ironia. Il fascismo costruiva, mentre quello che si definisce neofascismo ha sempre avuto come priorità quella di chiudersi in un ghetto e di difendersi. Noi vogliamo costruire».

Non vi sfuggirà che il fascismo sia stato un regime.
«Sono punti di vista: a nostro avviso in quell'epoca c'era più libertà d'espressione rispetto ad adesso. E comunque noi rivendichiamo la libertà di dire che il fascismo ha fatto molte cose positive, e che quelle cose vogliamo riprenderle. Guarda, viviamo in un paese nel quale il fascismo è durato vent'anni e l'antifascismo dura da sessantasei, e dietro questa parola, questo abracadabra, si nasconde il consolidamento di posizioni di potere. Vieni silenziato, ti vengono vietati cortei e iniziative, anche quando c'è l'alluvione a Genova e i tuoi militanti partono e vanno a dare una mano, anche quando ti spendi per fare volontariato».

Il fascismo ha fatto le leggi razziali.
«Noi non abbiamo paura di dire che furono un grave errore. E lo abbiamo fatto, in tutte le sedi possibili. Tra l'altro le leggi razziali allontanarono gli ebrei dalla rivoluzione fascista, di cui essi erano stati tra i protagonisti sin dalla marcia su Roma. Nel governo Mussolini del 1932 il ministro delle finanze, Guido Jung, era un ebreo. E non poteva essere diversamente, visto che la nostra cultura mediterranea è stata sempre un coacervo di culture diverse».

Fa un certo effetto sentir parlare di melting pot dal leader di una destra considerata xenofoba.
«In nessuno dei nostri interventi, dei nostri manifesti, delle nostre magliette, c'è traccia di odio nei confronti degli immigrati. Questa è una cosa che trovi nell'opera della Fallaci, tanto per dirne una: quello, non il nostro, è il "brodo di coltura" nel quale è germogliato l'odio. L'idea dello scontro delle civiltà, quella che vuole ipocritamente l'immigrazione selvaggia per poterla poi sfruttare economicamente. Dalle nostre parti quella roba non la trovi. Quando c'è stato il terremoto in Abruzzo siamo partiti, e appena arrivati al campo di Poggio Picenze ci siamo messi a disposizione della comunità macedone che aveva subito delle gravi perdite, facendoci carico di trovare loro un imam, una guida spirituale che potesse amministrare il loro culto. L'odio è altrove, in quelli che cantano "dieci, cento, mille Acca Larentia", che godono quando pensano a Piazzale Loreto, che vogliono cancellare le tante attività dei nostri ragazzi perché non rientrano nei loro canoni».

Alessandro Capriccioli - espresso.repubblca.it

giovedì 15 marzo 2012

Elezioni Civitavecchia: Antonio Cacace (Il Popolo della Città) si candida per "Città Nuove"

CIVITAVECCHIA - “Comunico la scelta di aderire a Città Nuove, lista che mi vedrà presente all'appuntamento elettorale del 6 e del 7 maggio prossimi”. Così Antonio Cacace, presidente de Il Popolo della Città, comunica la sua discesa in campo per le amministrative a Civitavecchia. “Mi candido al Consiglio Comunale come punto di arrivo di un percorso che mi ha visto, negli anni scorsi, svolgere attività all'interno dell'associazionismo e della società civile.

Spesso ho voluto intervenire su numerosi temi di attualità, di vivibilità dei quartieri, a difesa dei consumatori, sia con prese di posizione pubbliche che con iniziative dirette. Ritengo che in questo momento, dove la crisi nazionale ed internazionale si innesta in una fase di difficoltà del territorio dettata anche da congiunture di carattere locale, sia indispensabile operare direttamente, valorizzando quel patrimonio sociale e di aggregazione proveniente dai movimenti nel contesto politico, affinché nella futura classe dirigente alla guida di questa città tali istanze siano doverosamente rappresentate. Città Nuove, nell'attuale quadro regionale, costituisce il luogo politico più adatto ad ospitarle. Ringrazio pertanto quanti, all'interno de Il Popolo della Città da una parte e di Città Nuove dall'altra, hanno riposto in me una fiducia tale da spingermi alla candidatura nell'interesse della città.”

lunedì 27 febbraio 2012

Cosa fanno gli indignati nell'età dei tecnici? (di Marcello Veneziani)


Il disagio della libertà. Perché agli italiani piace avere un padrone. Firmato Corrado Augias. L’intransigente, dopo La libertà dei servi, firmati da Maurizio Viroli. L’opera italiana da due soldi, contro il servilismo del regno berlusconiano, firmato dal giurista rococò Franco Cordero. Elogio del moralismo firmato da Stefano Rodotà contro illegalità e malaffare. E poi Magrelli e Perniola e Carofiglio e Zagrebelsky e la buonanima di Bocca, e caterve di libri di Chiarelettere e potrei continuare.
Mi aggiro tra i banconi e vedo tutti questi titoli frementi indignazione per il berlusconismo imperante. Mi sembra di aggirarmi tra le carcasse della Concordia e le sue scialuppe. Eppure non sono all’Isola del Giglio, ma in una libreria Feltrinelli. Sembrano ordigni inesplosi di una guerra finita, imprevedibilmente, mentre erano in corso i lanci e gli attacchi; munizioni lasciate incustodite ma ancora in bella mostra, di una guerra civile estinta, ignare dell’Armistizio sopraggiunto ormai da alcuni mesi e ignare dei nuovi dominatori al potere. Se la prendono ancora con il vecchio Tiranno e denunciano la perdita della libertà, esprimono il sussulto della loro dignità offesa, della loro indipendenza ferita, quando il Dittatore non c’è più e se n’è andato senza colpo ferire. E lorsignori, che benestanti erano e benestanti sono ancora, liberi di scrivere e di indignarsi erano in quel tempo e liberi di scrivere e di indignarsi sono adesso, non persero nemmeno una virgola della loro libertà ai tempi del Tiranno; semmai accrebbero le loro posizioni, la loro visibilità e le loro tirature, ma ugualmente si disponevano eroici davanti all’invisibile plotone d’esecuzione delle squadracce berlusconiane e offrivano i loro petti indomiti al fuoco nemico per dimostrare che loro non sono come gli italiani d’indole servile ma sono signori, e liberi, arditi e indignati.
Lasciamo da parte la loro illesa parabola professionale ai tempi del dittatore, veniamo al presente. Non trovate un po’ grottesca e decisamente anacronistica questa parata militare in tempo di pace e in assenza del nemico? Non trovate anzi ridicolo che oggi i nemici della servitù insieme ai presunti amici della servitù difendano e sostengano lo stesso governo? Non trovate curioso che due mondi così agli antipodi come quelli che venivano descritti in questi testi, confluiscano oggi a tenere in piedi lo stesso governo dei tecnici e magari a reggere quei partiti che stanno cercando un’intesa per varare leggi elettorali e non solo? Non starò qui a rimpiangere il bel tempo andato, quello degli insulti e degli odii, non ho nessuna nostalgia di quel clima schifoso di alcuni mesi fa, anzi sono felice che almeno quello sia finito. Non ho nemmeno da rimpiangere, nonostante quel che scrivono i saggi indignati, intransigenti e frementi, per qualche comodità goduta per servitù. Non persi nulla nel cambio di governo, perché nulla avevo guadagnato da quel potere e dal critico e libero consenso che esprimevo per quell’esperienza di governo. E dunque vivo con sollievo la fine di quell’epoca che infangava l’immagine senza giovare alla sostanza.
Mi pongo invece un altro problema di ordine non personale ma generale; che ne sarà di questa fremente cultura ora che i liberatori sono giunti al potere, con l’aiuto degli Alleati, e non c’è più il barbaro tiranno? Su che cosa si divideranno, su quali temi i sullodati intellettuali discrimineranno noi, gli Erranti, rispetto a loro, i Giusti? Insomma, più in generale: che ne è della cultura al tempo dei tecnici? Sarà solo un ramo periferico dell’economia, uno sviluppo marginale della finanza, ci saranno caste di intellettuali che svolgeranno come agenzie di rating il declassamento di coloro che non si adeguano ai parametri bocconiani e che acuiscono lo spread tra la cultura italiana e le culture egemoni del pianeta?
Non c’è una cultura che accompagna il governo dei tecnici, e questo non è un male, anzi; forse un male è l’ulteriore svalorizzazione della cultura in una società dominata dai valori di mercato. Il pensiero non si quota in Borsa.
Ma non è questo il punto. Fuor di ironia resta una curiosità all’orizzonte: cadranno finalmente le barriere tra la cultura antiberlusconiana e la cultura considerata collaborazionista o asservita al Padrone? Si parleranno finalmente e si riconosceranno reciprocamente, anche se in passato nutrivano un diverso giudizio sul berlusconismo? Ho l’impressione che i giornali, le pagine culturali, i circoli intellettuali siano ancora in armi e in trincea, mentre la guerra è finita da un pezzo. Si cerca di rianimare vecchi dissapori o di ricollegare, come fanno questi testi e altri affini (cito ad esempio La canottiera di Bossi, di Marco Belpoliti), il disciolto regime berlusconiano-bossiano al disciolto regime fascista, cercando così di imbastire un 25 aprile liberatorio e commemorativo per entrambi, elevati a categoria eterna, Ur-fascismo. Ma resta l’inadeguatezza di questa cultura indignata rispetto ai temi veri che riemergono nel presente: l’idea che la tecnica sia il nostro destino oppure no, che l’economia sia l’arte regina oppure no, che la comunità conti qualcosa o ci siano solo gli individui; che ci siano pensieri e principi che non passano dal mercato; quale modello di vita adottare, se la sobrietà può diventare anche visione del mondo e non solo criterio di spesa, e magari se rivalutare o meno una critica seria al capitalismo ultimo, finanziario e speculativo, nella prospettiva di una società della decrescita felice, o della crescita armoniosa con la natura e la cultura dei popoli, con le radici, con il senso religioso. Temi rispetto a cui il discrimine tra berlusconismo e antiberlusconismo non c’entra nulla, è solo irritazione cutanea per conflitti epidermici.
Uscirete finalmente dalle vostre trincee o continuerete a vivere il disagio della libertà perché era molto più comodo attribuire il male del mondo al tiranno e ai suoi servi? Sì, era così confortevole la tirannide, ora la libertà vi ha messi davvero a disagio...  (Il Giornale)

Storace (La Destra): "Bene Berlusconi, 30 anni in Parlamento sono eternità"


ROMA - “Bravo cavaliere, nell’intervista al Corriere del Ticino, Berlusconi ha detto che “Sarebbe ora che anche gli altri politici che siedono in parlamento da 30 anni facessero un passo indietro”. Fini, Casini e Rutelli (e Pisanu che ci sta da 40 anni) appendano gli scarpini al chiodo: si può fare politica anche ai domiciliari.
Trent’anni e più in Parlamento sono un’ e-t-e-r-n-i-t-à”.

E’ quanto dichiara Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra

Ostia: Schiuma-Loiacono (Pdl/Mpi), solidarietà a CasaPound per aggressione


ROMA - "Non ci vogliono investigatori per capire cosa sia successo a Ostia la scorsa notte: basta leggere i numeri delle persone coinvolte e chi sia andato in ospedale per capire la dinamica degli scontri. Esprimiamo solidarietà a Casa Pound, non solo per la violenza subita da parte dei centri sociali, ma anche per il becero linciaggio mediatico di taluni professionisti dell'odio politico che vorrebbero trasformare le vittime in aggressori". Lo dichiarano in una nota Fabio Sabbatani Schiuma e Lorenzo Loiacono, rispettivamente coordinatore regionale e romano del 'Movimento per l'Italia'.

Città Nuove, la fondazione della Polverini sbarca in Abruzzo

Città Nuove, la fondazione della Polverini sbarca in Abruzzo

"Nasce Città Nuove Abruzzo e da subito offre il proprio contributo, in idee e uomini, a far grande la nostra Regione. Vogliamo e possiamo offrire un apporto a rilanciare l’Abruzzo, di questo ha bisogno la nostra gente" dice Geremia Mancini, coordinatore regionale della Fondazione che fa riferimento a Renata Polverini, presidente della Regione Lazio ed ex segretario nazionale dell'Ugl.
"Desideriamo essere un punto di riferimento per il volontariato, l’associazionismo, la piccola imprenditoria, le cooperative sociali, le Donne e Uomini che hanno a cuore il proprio territorio. Vogliamo sostenere chiunque voglia avvicinare alla politica tutte quelle persone che vogliono cambiarla in favore delle persone più deboli".
La presentazione oggi a Pescara, presso il Bar Berardo.
Oggi alla conferenza stampa di Città Nuove sono intervenuti, tra gli altri, Manola Musa, assessore comunale di Montesilvano, Giuliana Vespa responsabile de L’Aquila, Giancarlo Cipolletti e Silvano Dirodi, entrambi consiglieri comunali di Montesilvano.
Notate inoltre le presenze di Piero Peretti e Gianna De Amicis, sindacalisti Ugl.
Infine Geremia Mancini ha precisato: “Sabato 3 marzo sarà a Pescara (ore 10.30 Museo d’Arte Moderna “Vittoria Colonna" ) Renata Polverini che renderà più chiari intenti, volontà e determinazioni della Fondazione Città Nuove. Per quanto attiene l’Abruzzo le adesione di semplici cittadini e di uomini che hanno rappresentato e rappresentano le istituzioni sono numerosissime. "Per questo - spiega Mancini - ci diciamo pronti da subito a poter offrire un contributo in idee e uomini a chiunque voglia offrire un contributo in favore della “nostra gente”.

Andra Titti (Fli): serve un patto per Albano


ALBANO - Non abbiamo partecipato al valzer delle verifiche, non siamo bravi con il pallottoliere ne siamo maghi. Per questo non ci avventuriamo nei pronostici sulla sopravvivenza della giunta in carica: il 28 febbraio è prossimo e ogni curiosità sarà a brevissimo soddisfatta. La posizione di Futuro e Libertà ad Albano in merito all'operato dell'amministrazione di centrosinistra in carica è noto e chiaro a tutti, lo si può leggere in ciascuno dei nostri interventi pubblici, nella nostra azione quotidiana sul territorio, nel nostro percorso di coerenza e linearità, politico e personale. L'interesse generale della nostra Città, il bene comune della comunità di Albano è il nostro obiettivo, ecco perchè ci sforziamo di guardare oltre, al 29 febbraio ed a tutti i giorni, i mesi e gli anni che seguiranno, consapevoli che la politica non è fatta esclusivamente di personalismi e posizionamenti ma di azioni concrete e visibili per accrescere il benessere, la qualità della vita e lo sviluppo di un territorio e di chi vi abita. Il male della politica è l'eterna inconcludenza ed improduttività, per cui ci si diletta in eterni balletti di parole e numeri, non sempre legati al reale ma spesso all'immaginario, mentre è l'ora dei fatti e delle risposte per Albano. Non si può più procedere di verifica in verifica, ma è il tempo che i simili si mettano assieme. Gli uomini e le donne di buona volontà, che condividano valori e programmi, in qualsiasi degli attuali contenitori oggi esistenti si trovino, si uniscano nel realizzare ciò che per i politicismi fino ad oggi non è stato possibile. Ci rivolgiamo a tutti i moderati e riformatori. In certi momenti occorre coraggio, forse un pizzico di incoscienza, tipica degli spiriti liberi e forti, di quei giovani troppo spesso ai margini delle scelte che contano, per questo motivo noi auspichiamo, ed in tal senso lavoreremo, alla nascita ad Albano, ancor prima che altrove magari, di un nuovo soggetto politico, che nelle forme strutturali più consone, si candidi a produrre un disegno di riassetto e rilancio del territorio, fatto di scelte chiare e condivise. Non possiamo assistere all'immobilismo degli apparati, poichè questi ultimi non sono più adeguati ai nostri tempi, non riuscendo a stare al passo con la crisi e la società. Le sfide sono tante e tali per cui gli attuali partiti non servono più a risolvere problemi ma sono essi stessi parti del problema. Proponiamo da qui un "Patto per Albano", dal quale sorgano proposte condivise sui problemi, atte a risolverli e non a trasformarli in argomenti di propaganda per i soliti politicanti.